La fine della modernità: la globalizzazione e il ripensamento dell’identità

La mostra parte dalla caduta del muro di Berlino, momento simbolico della fine di un’epoca, in un contrasto tra lo scatto di Mario Dondero, in bianco e nero, di quando il muro era ancora presente, e la testimonianza di Tommaso Bonaventura, contemporanea e a colori, che presenta il Muro come ricordo del passato, un Diorama che ricostruisce una storia lontana.

Il cambiamento dell’economia viene evocato da forti contrasti grazie alle fotografie di Gabriele Basilico delle fabbriche di un tempo che rappresentano l’elegia di un mondo finito, alla nuova era delle telecomunicazioni con l’opera di Ferdinando Scianna e gli scatti di Armin Linke, Michele Borzoni e Carlo Valsecchi, che illustrano i nuovi luoghi e le nuove modalità di lavoro.

Michele Borzoni, Amazon, Castel San Giovanni, 2015, lambda C-print da negativo medio formato, © Amazon, Castel San Giovanni / © Michele Borzoni
Gabriele Basilico, Milano. Ritratti di fabbriche, 1978-80, stampa a pigmenti naturali (stampa 2021) Courtesy Archivio Gabriele Basilico

Nel percorso di mostra si affronta il fenomeno dell’emigrazione di massa da diverse zone disagiate del mondo, che esplode e viene immediatamente mediatizzato. Due immagini lo trattano da due punti di vista opposti: il cuore non è diverso a seconda del colore della pelle, come fa efficacemente notare Oliviero Toscani in una delle sue innovative immagini per una pubblicità fuori dagli schemi, mentre l’ironia di Adrian Paci gioca sulla impotenza di un gruppo di immigrati che l’aereo partito ha lasciato sulla scaletta di accesso.

Adrian Paci, Centro di permanenza temporanea, 2007, fotografia su carta, 98x180cm Courtesy l’artista, Peter Kilchmann Gallery, Zurigo, kaufmann repetto, Milano/New York

Negli stessi anni l’esasperazione dell’inurbamento trasforma l’immagine delle grandi città in megalopoli che crescono a dismisura, dando vita a panorami futuribili.

Qui si abbandona momentaneamente l’Italia per recuperarla subito dopo in un gioco di ulteriore contrasto con le fotografie di Olivo Barbieri e Luca Campigotto.

Luca Campigotto, Honk Kong, 2016, stampa a pigmenti naturali su dibond © Luca Campigotto
Olivo Barbieri, Site specific_NYC 07, 2007, stampa su getto d’inchiostro su carta cotone Courtesy Guidi & Schoen Arte Contemporanea

Per contrasto, l’Italia più rurale viene esplorata da un lato con fotografie di Paola De Pietri che ritraggono l’abbandono della campagna, gli scatti di Paolo Pellegrin e Tancredi Mangano che rappresentano l’insediamento effimero e clandestino, insieme alle opere di Vincenzo Castella e Pierluigi Fresia sul ripensamento del ruolo e della percezione della natura.

Paolo Pellegrin, I nipotini di Sevla, Sidney e Chanel, giocano nel suo giardino, Roma, 2015, stampa fine art a getto d’inchiostro su carta cotone Hahnemühle © Paolo Pellegrin/Magnum Photos

Le fotografie di una montagna fortemente antropizzata di Walter Niedermayr vanno in straniante parallelo con le fotografie di spiagge affollatissime di Massimo Vitali, mentre Paola Di Bello propone una nuova forma di ritratto della città attraverso i suoi abitanti. Francesco Jodice riprende i visitatori di un grande museo, il Prado, che vive a sua volta le dinamiche di una nuova fruizione di massa anche dei luoghi della cultura.

Francesco Jodice, Prado, 2011, 16:9, film su supporto digitale Courtesy dell’artista
Massimo Vitali, Viareggio Red Fins, 2000, stampa light-jet su carta. Courtesy Mazzoleni, London/Torino

La condizione dell’individuo è illustrata da un altro gioco di contrasto, ancora un volta segnato anche fotograficamente dal bianco e nero da una parte e dal colore dall’altra, grazie agli scatti di Michele Zaza, che recupera temi ancestrali che del resto sopravvivono in diverse parti d’Italia, mentre il duo Mocellin/Pellegrini inscena ironicamente una tipica situazione coniugale.

Ottonella Mocellin e Nicola Pellegrini, Family is a place of danger, 2014, stampa fine art giglèe, Photo Martino Margheri Fondazione Palazzo Strozzi Courtesy Fondazione Palazzo Strozzi

Sono questi gli anni del trionfo e del consolidamento mondiale del Made in Italy, sia nella moda che nel design. Ne restituiamo soprattutto la moda perché fotograficamente più rilevante attraverso le fotografie di sei maestri di quell’ambito: Ferdinando Scianna, Giovanni Gastel, Paolo Roversi, Alfa Castaldi, Gian Paolo Barbieri e Toni Thorimbert.

 

Giovanni Gastel, Vogue Spagna, El Nombre de La Moda, 1990, stampa a getto d’inchiostro su carta Semigloss di 260 g/m2 © Giovanni Gastel
Paolo Roversi, Kirsten for Romeo Gigli, Paris 1987, stampa a colori su carta baritata © Paolo Roversi

Chiude questo primo capitolo un focus sugli anni Novanta, ovvero il decennio delle Nuove tecnologie e dei Nuovi corpi, dell’avvento del cosiddetto “Post-umano”, nel quale la fantascienza sembra diventare realtà con le fotografie di Franco Vaccari, Simone Schiesari – che restituisce l’ambiguità della nuova immagine umana – e gli scatti di Andrea Galvani, il quale indaga a fondo il tema dell’ibridazione, fino ai suoi esiti più fantastici.

Gli anni